“Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”. Si tratta della definizione scientifica del dolore, fornita dall’IASP (International Association of the Study of Pain). Ma per chiunque, il dolore è semplicemente una sensazione spiacevole di sofferenza fisica.
Si tratta di una sensazione soggettiva, che ognuno di noi apprende attraverso le proprie esperienze fin dai primi momenti di vita. C’è molto da sapere sul dolore e su come è possibile alleviarlo, ma per il medico esiste solo il dolore se gli/le si parla della propria sofferenza. Occorre dunque parlare al proprio medico del dolore che si avverte.
Il dolore può essere
acuto, quando dura per un breve periodo, o
cronico, quando presenta una durata più lunga, talvolta per tutta la vita.
Dolore acuto
Il
dolore acuto è di breve durata e di solito ha una causa facilmente diagnosticabile. Questo tipo di dolore ha origine generalmente al di fuori del cervello (nel sistema nervoso periferico

), ma viene elaborato e interpretato all’interno del cervello stesso (dal sistema nervoso centrale

).
In effetti, il dolore acuto funge da segnale di allarme dell’esistenza di un danno effettivo in situ o in regioni circostanti: ciò che causa il dolore è infatti la normale risposta psicologica a uno stimolo avverso o dannoso. Questo stimolo può essere di natura meccanica (come nel caso di un dolore post-frattura), termica (come nel caso di ustioni) o chimica. Questa condizione mostra una buona risposta agli antidolorifici ed è quindi limitata nel tempo.
Dolore cronico
Il
dolore cronico è spesso indipendente dalla causa originale del dolore medesimo. La causa del dolore può anche non esistere più, ma i nervi sovrastimolati segnalano al cervello l’esistenza di un dolore. In altre circostanze, la causa del dolore può esistere ancora, ma non può essere sempre trattata o rimossa, come accade per le malattie incurabili o persistenti.
La sensazione di dolore dura quindi più a lungo del normale perché una lesione guarisca o una condizione in corso migliori. La percezione del dolore può essere completamente distinta dallo stimolo doloroso originale, cosicché il segnale del dolore ha perso la sua funzione di allarme. Il dolore costante o intermittente è quindi sopravvissuto spesso al suo scopo: non è più di nessun aiuto all’organismo per prevenire una lesione. Si parla anche di cronicizzazione del dolore, che assume le sembianze di un circolo vizioso, in cui gli stimoli dolorifici non trattati evocano ulteriori risposte dolorose supplementari.
Dunque, il dolore cronico è solitamente molto più difficile da trattare rispetto al dolore acuto. Dovrebbe infatti essere di per sé considerato un’entità patologica. Le condizioni che provocano tale dolore saranno discusse ulteriormente nella sezione Cause.
Interruzione del circolo vizioso del dolore
Un buon controllo del dolore acuto dovrebbe essere finalizzato ad evitare la cronicizzazione del dolore
(Sandkuhler 2000; Schnitzler et al. 2000). Sono emerse delle evidenze cliniche secondo cui il dolore persistente comporta un danno centrale nel midollo spinale e nel cervello, che genera modifiche permanenti (esperienza dolorosa), anche dopo l’interruzione dello stimolo doloroso. Pertanto, è importante controllare il dolore nel modo opportuno, al fine di evitare una facile evoluzione verso il dolore cronico non trattabile e la relativa perpetuazione. Occorre dunque parlare al proprio medico del dolore che si avverte.
Dal punto di vista umano, funzionale e neurobiologico, è stato riconosciuto che l’assenza di trattamento del dolore non è giustificata.
L’American Pain Society and American Academy of Pain ha affermato con una dichiarazione unanime che l’idea sbagliata di abuso farmacologico non deve ostacolare la capacità dei pazienti di ricevere il trattamento di cui necessitano e che meritano. Un gruppo di esperti europei
(Kalso et al. 2003) raccomanda che la gestione del dolore cronico sia sempre diretta al dolore di fondo. Tuttavia, a prescindere dalla causa, l’obiettivo principale del trattamento dei pazienti deve essere il controllo sintomatologico. Dunque, comunicare al proprio medico l’esistenza di un dolore, è il primo passo verso la sua attenuazione.